Godersi un Negroni sul divano di casa? Si può fare grazie a NIO, la startup del cocktail a domicilio

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09/03/2018 - Come fare se si ha voglia di bere un Negroni o un Daiquiri sul divano di casa? Ci pensa la startup NIO grazie ai suoi cocktail in busta: si agita la confezione, si strappa l'angolo pretagliato e si versa il contenuto in un bicchiere pieno di ghiaccio

Non è difficile avere in casa una bottiglia di vino, qualche birra, un amaro o un limoncello. Ma quante volte vi è capitato che gli amici vi offrano un Daiquiri o un Negroni casalingo? Probabilmente mai. Meglio andare sul sicuro, stappando una bottiglia, e lasciare che i cocktail siano un’esclusiva dei locali. Ma ora una startup lancia la sfida. Chi ha detto che in casa non sia possibile organizzare un happy hour come si deve? Certo, ci vorrebbero un mixologist esperto e una serie di ingredienti di uso non comune. E proprio qui sta la forza di NIO, “Needs Ice Only”, ecommerce messo online a novembre 2017 da quattro imprenditori italiani.

Il clocktail in busta
La loro idea rivoluzionaria? Il cocktail in busta, pronto da versare. Si agita la confezione, si strappa l’angolo pretagliato, si versa il contenuto in un bicchiere pieno di ghiaccio e il drink è fatto. “Con due figlie piccole la mia vita mondana si è drasticamente ridotta, anche se la socialità non è scomparsa, ha solo cambiato forma. Se prima uscivo, ora invito gli amici a casa. Alla fine della cena il rito caffè-sigaretta-amaro è un grande classico, ma una sera mi sono chiesto: perché non posso offrire dei cocktail ben fatti ai miei ospiti?”, spiega l’ideatore e fondatore Luca Quagliano, 40enne milanese, un passato da manager alle spalle in grandi aziende come Levi’s, Intimissimi, Vodafone.

Tre i soci che si sono lanciati con lui nell’avventura, tutti tra i 35 e i 45 anni: Alessandro Palmarin, Massimo Palmieri e Patrick Pistolesi. Quest’ultimo è “uno dei 50 più famosi bartender d’Europa. Quando anche un purista degli alcolici come lui ha appoggiato la mia idea, ci siamo buttati a capofitto. La nostra filosofia non è quella di fare concorrenza ai locali, anzi: vogliamo creare nuove occasioni di consumo e diffondere la cultura del cocktail, rendendolo più democratico e accessibile anche per chi non ha le conoscenze né i mezzi”.

Il problema della licenza
Per passare dalla teoria alla pratica però ci è voluto quasi un anno e mezzo, soprattutto a causa degli ostacoli burocratici da superare: “In Italia infatti non esisteva una licenza per la produzione di cocktail imbottigliati e confezionati, come quella che serviva a noi. Siamo stati i primi a chiederla e tuttora siamo gli unici ad averla. All’inizio è stato difficile, ma con tenacia siamo riusciti a instaurare una bella collaborazione con l’Agenzia delle dogane e dei monopoli. Siamo stati aiutati a creare tutte le premesse legali per il nostro progetto, in modo da non infrangere la legge da nessun punto di vista”.

Unici al mondo nel settore
Unici in Italia, ma praticamente anche nel mondo. “Abbiamo fatto delle indagini di mercato e abbiamo visto che c’era pochissima concorrenza e comunque si trattava di prodotti diversi dai nostri. In Gran Bretagna si possono trovare cocktail in bottiglia, ma dal prezzo esorbitante, mentre in America si trovano i cocktail in polvere della società Palcohol, che però hanno sollevato parecchie polemiche”.

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Nulla, insomma, che garantisse qualità a un prezzo democratico, ovvero poco meno di 5 euro euro per ogni drink (disponibili in box da 5 e 10 pezzi). “I nostri cocktail sono totalmente naturali, senza l’aggiunta di conservanti, additivi o agenti chimici. Nelle buste ci sono solo liquori e distillati, che non hanno di fatto data di scadenza e che possono essere conservati a temperatura ambiente. La gradazione varia tra i 15 e i 25 gradi, proprio come i drink che si bevono nei locali”. Nella lista di NIO non si trovano cocktail che non permetterebbero di garantire determinati standard, come il mojito per esempio: “Per farlo a regola d’arte ci vorrebbero zucchero fresco e menta fresca, ma questo è impossibile. Sostituirli con zucchero liquido e sciroppo di menta lo rovinerebbe. Meglio allora non farlo e puntare su altri cocktail, ne esistono a decine”.

Già 30mila cockail venduti
Tra novembre e dicembre 2017, nei primi due mesi di attività, la startup ha messo a segno un fatturato da 100mila euro per un totale di circa 30-40mila cocktail venduti. “Un grande successo, ancor più se si considera che eravamo degli sconosciuti sul web”. Ora è già iniziata la seconda fase: “Oltre all’ecommerce, puntiamo al settore b2b, per ampliare i volumi di produzione: hotel, ristoranti, compagnie aeree o navali, società di eventi, enoteche, wedding planner. Tra l’altro i nostri cocktail si possono anche personalizzare, sia come packaging che come composizone”.

Non solo Italia, inoltre. “Vorremmo espanderci all’estero e stiamo già ricevendo numerose richieste, soprattutto da Scandinvia, Grecia e Spagna. Ci sono grossisti che fanno ordini da 5mila a 10mila cocktail alla volta”. Per questo NIO è già pronta ad aumentare la produzione. “Siamo stati lungimiranti e abbiamo acquistato un costoso macchinario creato appositamente da un’azienda che fa macchinari farmaceutici. Arriverà a metà marzo e ci potrà garantire volumi di produzione molto elevati: saremo in grado di preparare fino a 100mila cocktail in 5 giorni, in base ovviamente agli ingredienti e alle proporzioni stabilite dal bartender”.

Altra novità il trasferimento dall’attuale stabilimento produttivo in Brianza a una nuova sede, molto più grande: “Avremo uno spazio all’interno dei laboratori del gruppo ICR, importante azienda di Lodi, specializzata nella creazione di profumi e cosmetici. Questo ci garantirà standard qualitativi ancora maggiori grazie ad ambienti asettici e conoscenze ancora più specializzate”.

Se la burocrazia è stata un grosso ostacolo nel percorso di NIO, anche trovare finanziamenti è uno degli aspetti che rende più difficile l’apertura di una startup in Italia. “Noi siamo stati fortunati grazie all’incontro con Roberto Martone, proprietario di ICR Industrie Cosmetiche Riunite e anche dell’Hotel Magna Pars a Milano, che ha contribuito con un milione di euro. Questo ci ha permesso di procedere in maniera molto più spedita. Ora l’obiettivo è diventare market leader il più velocemente possibile”.

-Stella Danti

Fonte:http://thefoodmakers.startupitalia.eu/61691-20180309-godersi-un-negroni-sul-divano-casa-si-puo-grazie-nio-la-startup-del-cocktail-domicilio

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