Diversity: le aziende italiane sono le migliori d'Europa

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11/04/2018 - SECONDO UNA RICERCA TOP EMPLOYERS, IL 71% DELLE IMPRESE ITALIANE È ATTIVA SUL FRONTE DELL'INCLUSIONE. UNA PERCENTUALE CHE PORTA IL NOSTRO PAESE AL VERTICE DELLA CLASSIFICA UE

Assumere persone svantaggiate, formare i dipendenti per accoglierle e farle lavorare al meglio, favorire programmi di integrazione: secondo una ricerca, le aziende italiane certificate Top Employers lo fanno nel 71% dei casi. Anche al di fuori delle mura aziendali. In particolare, oltre i due terzi delle aziende mette in atto sistematicamente piani di assunzione di persone provenienti da background svantaggiati, un dato sensibilmente virtuoso e ampiamente superiore a quello europeo, che è del 61%.

Programmi strutturati e formazione
L’elemento più significativo è che queste assunzioni rientrano in piani strutturati e definiti di Programmi di Gestione della Diversità, adottati dal 69% delle imprese italiane, in linea con la media europea (71%). La Penisola guadagna però la prima posizione sui programmi di formazione dedicati a gruppi specifici di dipendenti, che sono presenti nel 73% delle aziende di casa nostra, a fronte del 69% delle Ue. Grande attenzione viene data anche al supporto delle carriere femminili, con programmi per l’avanzamento di carriera fino ai massimi livelli, presenti nel 79% delle aziende italiane e nell’81% di quelle dell'Unione.
«In contesti aziendali sempre più complessi non basta più gestire la diversità, di qualsiasi tipo essa sia, ma occorre creare gruppi di lavoro che la valorizzino per abbattere le barriere che a volte persistono all’interno», osserva Michelle Marchi, Research Project Manager di Top Employers Institute. «Dal nostro osservatorio privilegiato di pratiche HR, notiamo sempre più frequentemente che le iniziative di inclusione sono tematiche molto sentite e condivise che spesso danno risultati di coinvolgimento e partecipazione superiori alle aspettative, rivelandosi anche strumenti efficaci per l’engagement dei dipendenti».

Tim e Toyota: esempi virtuosi
Inoltre, la partecipazione e coinvolgimento al tema della diversità spesso travalica i confini aziendali, come testimoniano le case histories di altrettante aziendecertificate Top Employers Italia 2018.

TIM - Una community spontanea di oltre 400 colleghi
Da un anno in Tim è attiva la TIM4inclusion community, una community di oltre 400 colleghi che si sono candidati spontaneamente e hanno dato la loro disponibilità per ideare progetti di inclusione. Si tratta di una community di knowledge management che lavora su una piattaforma online. La community non si occupa di una categoria specifica di persone con necessità di inclusione, ma lavora su tutti i processi aziendali, verificando se e dove siano presenti ancora luoghi (fisici o organizzativi), da rendere più facilmente inclusivi. I partecipanti alla community rappresentano tutta l’azienda, per collocazione geografica, qualifica professionale, composizione socio-demografica. I risultati del primo anno di lavoro hanno superato le aspettative e hanno visto l’elaborazione e l’approvazione di 9 diversi progetti, molto diversificati tra loro, tutti nel segno dell’inclusione: dalla dislessia all’estensione del lavoro agile per categorie di dipendenti con necessità e bisogni particolari.

Toyota - Mobilità per tutti, oltre l’automobile
Per Toyota, diversità e inclusione significa riuscire a dare a tutti la possibilità di muoversi liberamente, senza alcun tipo di ostacolo, superando i propri limiti e difficoltà, con sistemi integrati e strutture che vanno ben al di là delle automobili. Uno sforzo e un impegno per riuscire a garantire la migliore mobilità possibile, compreso chi vive diverse forme di disabilità o le persone anziane, offrendo servizi di nuova generazione, soluzioni di trasporto e tecnologie avanzate anche all’interno delle mura domestiche. È questo l’obiettivo Toyota, Mobility Brand a 360° che, grazie all’iniziativa corporate globale Start Your Impossible intraprende un nuovo percorso e un nuovo modo di affrontare le sfide e superare i propri limiti. Impegno sottolineato anche dagli accordi di partnership con i Comitati Olimpici nazionali e con i Giochi Paralimpici e confermato dal supporto agli obiettivi dell’Agenda Olimpica, in vista delle Olimpiadi di Tokio del 2020.

@ geralt on Pixabay

Fonte:http://www.businesspeople.it/Lavoro/diversity-105352

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