Musei, fioriture, enogastronomia: le quattro stagioni del turismo in Trentino

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16/05/2018 - "Ho sentito l’orso. Sono sicuro che fosse lì, mentre stavo raccogliendo i fiori di sambuco sul sentiero sopra la villa».

A sentire parlare Alfio Ghezzi, lo chef della Locanda Margon che si trova sotto l’omonima villa, gioiello cinquecentesco della famiglia Lunelli (Cantine Ferrari), si entra in un racconto fiabesco che rappresenta, in realtà, la sua quotidianità. Con due stelle Michelin è uno dei sei chef stellati del Trentino (gli altri ristoranti stellati sono El Molin di Cavalese, Dolomieu e il Gallo Cedrone a Madonna di Campiglio, Malga Panna a Moena e ‘L Chimpl a Vigo di Fassa) e porta in tavola creazioni che si ispirano alla tradizione e sfruttano i sapori del territorio fino all’ultima fogliolina. Fiori di sambuco, petali di begonia, pimpinella, erbe spontanee e fiori di borragine. Non c’è nulla di istintivo nella cucina di questo chef che comincia a costruire i suoi piatti sui sentieri trentini. «C’è un grande lavoro di ricerca», ammette. Esterna, per la materia prima che privilegia il territorio, interna per il lungo lavoro di affinamento prima che il piatto approdi nel menù. Portandosi dietro il fruscio dell’orso.

La mezza montagna, in questa stagione, riserva le splendide fioriture di alcuni dei fiori che sono tra i grandi protagonisti della cucina trentina. Si può andare alla scoperta della fioritura delle orchidee selvatiche e dei rododendri della riserva di Cona Piana sul Monte Baldo, ma per un viaggio a 360° bisogna scendere al giardino botanico di Brentonico. Il Trentino si sta lasciando alle spalle una stagione invernale fatta di tanta neve e tanti visitatori che segue un anno di crescita. Nel 2017, l’Istituto di statistica della Provincia di Trento ha registrato quasi 32 milioni di presenze totali (di cui 18 milioni nelle strutture ricettive)e nell’ultimo inverno le prime stime fanno registrare oltre 6 milioni e mezzo di presenze nelle strutture ricettive, con un incremento del 17,4% rispetto agli ultimi 10 anni (inverno 2008-2009) e del 10,3% rispetto all’inverno precedente (2016-2017). Adesso però il Trentino guarda all’estate e lo fa pensando alla primavera. Se nelle stagioni principali ci sono pochi margini di miglioramento, la promozione del turismo sul territorio vuole valorizzare le stagioni intermedie, la primavera e l’autunno, attirando i visitatori attraverso la rete museale, i percorsi enogastronomici e naturali.

Gli operatori sono al lavoro su pacchetti brevi che comprendono itinerari dove il focus, per ragioni di stagione, non sono né gli sci, né l’alta montagna. Nelle mezze stagioni si scende d’altitudine e il trekking diventa urbano. Rovereto accoglie i visitatori lungo le sue vie medioevali, lasciandoli accompagnare dagli Agiati, intellutali e scienziati riuniti nell’accademia nata in città a metà del ‘700 e riconosciuta anche dall’imperatrice Maria Teresa d’Austria. I segni del dominio della repubblica di Venezia che si estese lungo tutto il 1400 si vedono in molti palazzi, ma il lascito più importante è la produzione dell’industria della seta, oggi scomparsa, che portò alla creazione di una ricca borghesia. Il cammino attraverso la storia di Rovereto culmina al Mart che 15 anni fa portò a un nuovo modo di guardare la montagna. Attraverso la cupola di Mario Botta. Il direttore Gianfranco Maraniello dice che «è un mirino puntato verso il cielo» che introduce in un luogo che racconta l’arte del ‘900 partendo dalle collezioni permanenti attorno a cui si diramano le mostre, come il Viaggio in Italia che fino al 26 agosto racconterà i paesaggi dell’800 passando attraverso macchiaioli e simbolisti. Intorno al Mart si sta a poco a poco sviluppando il polo culturale roveretano dove da poco ha aperto lo spazio espositivo permanente Fausto Melotti.

Nel quartiere delle Albere, al Muse, il museo della scienza di Trento, progettato da Renzo Piano, ci si interroga sul corpo umano e una mostra sul Genoma, che rimarrà aperta fino all’inizio del 2019, cerca di riflettere e sciogliere alcuni degli interrogativi che ci riguardano profondamente, con le nostre aspettative di miglioramento della qualità della vita e di guarigione delle patologie che colpiscono l’uomo. «In 5 anni sono oltre 3mila i visitatori che hanno superato l’ingresso del Muse per conoscere la scienza in maniera interattiva», racconta il direttore Michele Lanzinger. Se per osservare dal vivo gli animali c’è il parco nazionale dello Stelvio, qui al Muse li si può invece studiare da vicino. Mucche, tori, cavalli, cervi, stambecchi, aquile sono raccontati attraverso una rappresentazione della verticalità alpina. Ogni piano rappresenta un’altitudine. E quindi un paesaggio, una flora e una fauna.

–di Cristina Casadei

Fonte:http://www.ilsole24ore.com/art/impresa-e-territori/2018-05-15/musei-fioriture-enogastronomia-quattro-stagioni-turismo-trentino-172235.shtml?uuid=AE1kQroE


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